Riecco la maggioranza senza rappresentanza. Un altro Matteo è possibile

C’è una maggioranza in Italia priva di rappresentanza politica. Non ha neanche quella culturale, si sa. Ed è il solito polo escluso. E’ quello della destra e la capacità di decidere in ragione della propria natura sociale è pari a zero. E’ quello del ceto medio, il contesto, quello dell’italiano medio, della larga Italia la cui media è quella di un sentimento diffuso più che di un’identità di popolo. Ed è il racconto sull’incapacità di darsi una leadership e, fatto non secondario, anche l’impossibilità di creare una casa comune senza pagare pegno all’ideologicamente corretto.
27 MAG 14
Ultimo aggiornamento: 21:18 | 21 AGO 20
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C’è una maggioranza in Italia priva di rappresentanza politica. Non ha neanche quella culturale, si sa. Ed è il solito polo escluso. E’ quello della destra e la capacità di decidere in ragione della propria natura sociale è pari a zero. E’ quello del ceto medio, il contesto, quello dell’italiano medio, della larga Italia la cui media è quella di un sentimento diffuso più che di un’identità di popolo. Ed è il racconto sull’incapacità di darsi una leadership e, fatto non secondario, anche l’impossibilità di creare una casa comune senza pagare pegno all’ideologicamente corretto.

La maggioranza d’Italia che non riesce a generare élite o una significativa espressione di sé ha perso la sua ultima occasione e Silvio Berlusconi che totalizza una percentuale senza il 2 davanti consegna alla sconfitta i moderati, illusi innanzi all’altare della Rivoluzione liberale prima e dalla rimonta elettorale dopo.
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Ancora più pesante è la risibilità dell’esperimento alfaniano, ovvio. Stessa cosa – ma forse peggio, in ragione della specificità “ideale” – è il nulla di fatto dei Fratelli d’Italia, forti di leader – Giorgia Meloni e Guido Crosetto – ma azzoppati da una compagnia di giro imbarazzante: Magdi Allam, Gianni Alemanno e Giulio Terzi di Sant’Agata. E tutto quel che di “sistema” resta, ovvero il corpaccione di parastato e garantiti – un tempo pascolo elettorale di vecchi ras democristiani – è traslocato nel tempo a sinistra, sotto l’ala protettiva del Pd, tendenza cattolica, di cui Matteo Renzi – sebbene fighetta – è figlio legittimo.

Certo, c’è la Lega. Ha fatto un buon risultato considerata la fogna in cui era stata gettata, a cominciare dalle mattane del suo fondatore. Un partito sfasciato – sporcato dal transito di ladri imbarazzanti e da non pochi inutili pittoreschi – restituito oggi da Matteo Salvini alla politica e che dovrà farsi carico di un percorso ideologicamente irritante, quello dove si parla la lingua della realtà che non è certo la pancia di Beppe Grillo – coi grillini a disperdersi tra reddito minimo garantito, matrimoni tra esseri senzienti di specie diverse e nullità parlamentare – ma la vacca boia della vita vera. Resta il fatto di questa maggioranza senza rappresentazione politica. Un ceto esclusivamente elettorale ha lucrato negli anni per assicurarsi la sopravvivenza e senza mai produrre – a maggior ragione negli anni della sbornia berlusconiana – un patrimonio da vivificare poi con l’azione diretta in tema di riforme, strategia economica e scelte internazionali. Fosse pure con la vacca boia della vita vera.